PER STEFANEL E’ MODA…
PER GLI ANIMALI E’ SOFFERENZA!
Dal 3 maggio inizieranno le proteste contro STEFANEL!
Comunichiamo ufficialmente l’inizio delle proteste nei confronti del gruppo STEFANEL, dal 3 maggio nelle maggiori città italiane di fronte ai punti vendita di quest’azienda si terranno proteste per sensibilizzare clienti e dipendenti. Guadagnare sulla vita di milioni di esseri viventi sfruttati e scuoiati è ciò che STEFANEL realizza quotidianamente vendendo collezioni ricche di inserti e parti in vera pelliccia. I risultati
ottenuti con Zara, Guess, La Rinascente, Upim, Coin, Oviesse, Yo - Vi e la concretezza della campagna AIP parlano chiaro, che STEFANEL rifletta su questo.
Come possiamo togliere la pelle ad una volpe o un visone, ucciderli e scuoiarli, solo per adornare un cappello o una giacca da far sfilare su una passerella? Cosa differenzia la volpe, animale intelligente e socievole, dagli animali domestici a cui riconosciamo dei diritti? Non hanno forse la stessa capacità di soffrire, di provare stress e paura, non hanno forse lo stesso diritto di vivere liberi e non essere ingabbiati e torturati?
COSA PUOI FARE?
- Impegnati innanzitutto a non comprare mai capi con inserti in pelliccia e non fare acquisti nei negozi Stefanel fino a che non saranno fur-free. Convinci anche tutte le persone che conosci a boicottare il marchio Stefanel.
- Fai sapere all’azienda che hai deciso di aderire al boicottaggio. Puoi mandare loro una lettera, una e-mail, un fax, fare una telefonata o spedire una delle cartoline prestampate che abbiamo preparato (la trovi nella sezione “materiale”). Ognuna di queste comunicazioni per loro è un possibile cliente perso. Non sottovalutarne l’importanza. info@stefanel.it , customerservice@gruppo.stefanel.it,Tel: 0422 - 8191

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Tags: avviso agli amici, campagnaAIP, industria della pelliccia, Io boicotto.., Stefanel
Dopo la presentazione alla Berlinale e al London Gay festival, non mi sono lasciato sfuggire oggi al nostro GLBT questo buon documentario sui grandissimi Gilbert & George, dei quali ho apprezzato recentemente le loro opere nella Grande Mostra. 2007, anno speciale per i due artisti londinesi: al 40esimo anno di attività la più grande mostra in termini numerici che dopo il Tate di Londra è giunta qualche mese fa proprio al nostro Castello di Rivoli, dopo il riconoscimento definitivo alla Biennale. Anche per quest’occasione, il filmaker amico di una vita Julian Cole ha riunito quasi 20 anni di immagini d’archivio dei due ragazzoni, dal loro primo incontro nel ‘67 appena ventiquattrenni alla St Martin’s School of Art di Londra che li renderà inseparabili, alle loro esposizioni recentissime in giro per il mondo. Avendo seguito appassionatamente la loro mostra ma, rimanendo attonito davanti alle loro composizioni -cosa che capita spesso quando si assiste all’arte contemporanea in generale- mi aspettavo che questo film mi facesse chiarezza non tanto sui temi, molto comprensibili ad occhio nudo, quanto sullo “scopo”, per così dire. Il film in realtà prende una strada parallela ma lontanissima dal didatticismo che credevo e, come ogni buon documentario biopic, più che essere un film su, lo è con Gilbert&George, appunto. Un film che qualche volta, a sorpresa, diventa anche di Gilbert&George: penso alle parti più divertenti che ci mostrano parti di vita privata dei due personaggi, veri e propri interpreti del life as Art, nonchè alle scenette sempre in bilico tra il compiacimento e la naturalezza. Attraverso le immagini di archivio e le interviste a tu per tu con la macchina da presa, i due artisti si presentano e specularmente ribadiscono le parole chiave della loro arte: non si può non rimanere affascinati da concetti come “Art for all” e “sculture viventi”, veder per credere. Al di là delle spiegazioni, difatto assenti e comunque fuorvianti, poichè mediate di un’arte che fa dell’ immediatezza il suo cuore, il racconto decolla durante gli storici momenti delle mostre allestite in Russia appena post-URRS ed in Cina, agli inizi degli anni ‘90. Quest’ultima forse l’esperienza più gratificante per gli artisti e la conferma chiarissima del loro intendere l’Arte come davvero per tutti, nei termini di comprensione, convivenza e tolleranza al di là di ogni confine geografico, culturale o ideologico che sia. Chiudendo proprio con le parole degli stessi che ribadiscono il loro discorso -ciò che si vuole impresso di questo film- squisitamente politico sotteso a tutte le loro opere. Se siete incuriositi, vi lascio come link la loro voce in wikipedia per chi non li conoscesse e la monografia a loro dedicata a chi già.

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Tags: arte contemporanea, cinema, un film al giorno
Ieri sera, seguendo un pezzo dell’Infedele dedicato al V-day di domani dedicato all’ Informazione, un giornalista ha detto una cosa giustissima che ormai i politici devono tenere ben presente quando dichiarano (o sparano) le loro dichiarazioni (o menzogne): l’informazione (su Internet) oggi è dinamica (varia nel tempo) ma ha anche un carattere di staticità importante: se in televisione un politico dice una cosa per esempio in una puntata di Ballarò, chi ha seguito la singola trasmissione la riceve, chi non l’ha seguita se la perde, a meno che essa venga ripresa in un’altra puntata successiva; l’altro d’altronde può presto dimenticarsela. Anche sui giornali, può capitare di leggere una notizia e dimenticarsela se nei giorni successivi essa non viene ripresa. Questo è evidente se si tratta di una dichiarazione più o meno importante, quale ad esempio quella di un politico di turno. Vedendo Blob l’altro giorno abbiamo potuto assistere alla sparate di Berlusconi di qualche anno fa (che in conferenza stampa affermava “non farò più un’allenza con una persona inaffidabile quale il signor Bossi”). L’informazione grazie ad Internet si fa complementare e sicuramente più completa ad uso del singolo utente: facendo da grosso archivio di dati reperibili, non è difficile rendersene conto. Quello che il giornalista voleva dire è che oggi nessuno può più permettersi di dire una cosa oggi e magari dire (o fare) l’opposto domani: tutto viene registrato ed quindi in qualsiasi momento facilmente reperibile: questo è un bene per l’informazione. A titolo di esempio, guardate la seconda parte di questo video che traggo dal blog di Grillo: il ragazzo chiede a Riotta come mai non ha difeso Biagi da una diffamazione ingiusta e bugiarda quale quella del “compenso”, il direttore gli chiede di rivedersi l’intervista, ed ecco pronta un pezzo d’intervista, subito montata come d’archivio: Riotta ha fatto una pessima figura prima, ed ora, quando nega il suo comportamento di sudditanza verso il potere politico. Chi informa insomma, non può più evidentemente prendersi gioco di chi riceve l’informazione. Certo, non voglio conferire al montaggio (del video, della rete) una garanzia della verità assoluta, è ovvio le immagini in quanto tali sono sempre manipolabili a proprio uso (a proposito, quante volte abbiamo sentito parlare di presunte manipolazioni da parte di chi vuole negare certe cose..), sto semplicemente dicendo che (voler) fare e ricevere informazione oggi significa, cosa non da poco, tener presente questi grandi vantaggi della rete.
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Tags: disquisizioni polemiche
Il mio blog, per maggiore visibilità e facilità di contatti si è spostato sulla community dell’Università di Torino www.unito.it/blog (lo trovate sulla sezione ALTRO). Ecco il motivo dell’aggiunta qui di questi ultimi post, che ho scritto lì recentemente. Per chi ne fosse interessato, tenete come riferimento (anche) quest’altro indirizzo, di fatto più aggiornato. yamamotokoji
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..di oggi, domani e..

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Tags: disquisizioni polemiche
Com’è che i giornalisti rinascono con i pesci piccoli?
Questa la mia considerazione dopo aver visto, tra le altre, la tribuna politica con Flavia d’Angeli di Sinistra Critica. La candidata premier forse in assoluto più giovane della storia della nostra Repubblica mi pare si sia difesa benissimo alle domande dei giornalisti. Giornalisti e giornaliste che in quest’ occasione, in opposto ad altre situazioni (tribune Veltroni e Berlusconi) sembravano aver ritrovato lo “spirito giusto”, il physique du role: non solo porre domande e stare in silenzio a sentire le risposte, ma interrompere ed interloquire dialetticamente, insomma tutte quelle caratteristiche di una sfera discorsiva che rendono interessante e stimolante una conversazione politica, specie per il pubblico che segue da casa. Difatti la trasmissione, diversamente dai monologhi dei grandi politici, è stata migliore di tante altre (nei termini di informazione politica, che troppo spesso manca). Mi chiedo come mai questo non sia avvenuto con la conferenza politica dei due candidati premier principali, ad esempio in quella di Berlusconi, che ha potuto parlare per oltre 15 minuti senza mai essere interrotto, con i giornalisti a testa bassa “indaffarati” a non so far che con i loro appunti, mentre la moderatrice (quale moderatrice?) sfoggiava ampi sorrisi (cosa cazzo c’entrano i sorrisi?!) limitandosi a presentare i giornalisti in studio senza mail osare interrompere. Questo è un aspetto che mi da molto fastidio, sinceramente: con i grandi la sudditanza (non poter fare), con i piccoli invece ricompare come per miracolo un grado di libertà maggiore. Accanto a questo poter fare però, che è positivo, che accompagna finalmente dibattiti seri, utili e stimolanti, c’è poi l’aggiunta di un dover fare, che è un cercare -anche qui tutta a riserbo dei piccoli- di mettere in crisi il candidato, quasi smascherarlo, con domande che spesso rasentano il ridicolo: Lei si considera trozkista? Qual’ è il suo Stato ideale: è vero che eliminereste la proprietà privata? O ancora il disarmante “parliamo di Lenin..”. Insomma, quasi a volersi riprendere la propria mediocrità di mestiere. Che peccato. La d’Angeli comunque non si è lasciata banalizzare da queste “domande”: per fortuna anche il moderatore ha avuto il coraggio di dire che queste cose non c’entrano poi molto con le elezioni politiche del 2008 e con l’informazione dei programmi agli elettori. E menomale! Detto questo, le domande più serie presenti sono state utili per capire questo cambiamento improvviso del fare gionalismo. E pensare che a Berlusconi, con tutto quello che potevano, i direttori dei nostri tg pubblici gli hanno chiesto cosa pensa della questione tibetana...

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Tags: disquisizioni polemiche
Ormai ho sempre più la sensazione di stare vivendo in un Paese che più rivoltante non si può. Ciò nonostante non ce la faccio a non parlare più di questi cialtroni che non meriterebero una parola, è più forte di me. Chi mi conosce lo sa. Quando ti accorgi che la cosa peggiore non è la politica bensì l’informazione una parola si fa più insistente e hai la sensazione di stare in un regime mediatico profondamente radicato e chissà quanto sradicabile. Non della violenza fisica, ma della mediocrità di idee, del servilismo, del degrado culturale. Ti senti schiaffeggiato, disprezzato, offeso: è servizio pubblico! Non è difficile accorgersi che la vera deriva del nostro Paese è l’informazione. Non sono un gran lettore di giornali, ma posso certamente parlare della televisione. Io mi chiedo come si possa far parlare un politico per un quarto d’ora senza interromperlo, facendo nel frattempo finta di sfogliare i propri appunti ormai già imparati all’assfissìa, come si fa a sorridergli e a sorridere, come si fa, a due settimane dalle elezioni, a fargli una domanda sul Tibet -boiccotare o non boicottare le Olimpiadi?- o a basare il ragionamento sulle “sensazioni emotive” della politica, sui numeri? Sono i direttori dei nostri tg nazionali! Dove sono finiti i contenuti? Dove sono finiti i giornalisti, dove è finita l’autorevolezza dell’informazione? Sembrano spettatori anonimi davanti al televisore! Tutto ciò mi imbarazza. Ti viene da ridere, poi però hai il voltastomaco. E voi? Non penserete di voler cambiare Paese?

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Tags: disquisizioni polemiche
Per chi come me non si fa sfuggire quei dieci minuti pre-serali ancora indefinibili ed unici nel nostro palinsesto televisivo che portano il nome di “Blob”, starà seguendo con affezione anche la nuova rubrica in chiusura che già da un paio di settimane -e che si protrarrà fino al giorno fatidico- si propone di presentare i nuovi aspiranti elettori. Una delle parole chiave di questa tornata politica si riassume nella volontà di inserire i volti nuovi nei partiti, forse un possibile antidono alla disaffezione crescente. Intorno a questo concetto (poichè non sappiamo ancora quanto sia stato messo in pratica fino in fondo) Blob pone due o tre domande generiche agli studenti di alcuni licei italiani, alle prese con la loro prima scelta politica: volti nuovi anch’essi ma anche voti nuovi. Scelta politica che non guarda ovviamente alla preferenza specifica del singolo -difatto omessa e straordinariamente mai deducibile- ma che si riferisce ad un possibile percorso di motivazioni varie e condivisibili, volte alla scelta -ben più importante- di andarci a votare o meno, quindi di responsabilità, “etica” del voto. E’ bene chiarire che tutto ciò viene fuori dalle parole degli studenti: come al solito, quando ci regala questi piccoli contributi sociali e culturali l’occhio di Blob fa parlare da sè le immagini/parole, non interrompe mai il discorso, qui vagamente indirizzato (proposto) ma mai manipolato (diversamente dal Blob che conosciamo quotidianamente e che adoriamo). Facendo ciò Blob (ma forse sarebbe meglio dire gli studenti stessi), con questo mosaico di voci riesce a mostrarci una “coscienza di classe” deducibile dalla voglia di esserci, di “dire la propria”, razionale e franca nell’esprimere giudizi e pareri: l’immagine di una giovinezza che si sforza di essere responsabile e consapevole e che, francamente, non ti aspetti (dalla televisione). La cosa stupenda che si evince da questi discorsi davanti alla telecamerina è che questi sguardi critici già un pò disillussi ma non (ancora) schierati spazzano via con un sol colpo i clichè da tifo che è la malattia peggiore della politica oggi: l’esser costretto a schierarsi a tutti i costi, da una parte; la riduzione di un ragionamento politico nei termini di un “chi vincerà?”, dall’altra. Già solo per questo risulta essere uno straordinario esempio di dibattito politico super partes, e volendo un contributo (involontario?) mai come oggi così necessario di responsabilità civile e politica, di tutti.

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Tags: disquisizioni polemiche
A grande richiesta ritorna “a volte present(an)o..”. In questi fine settimana Fuori Orario ha deciso di proiettare 10 film di Boris Barnet. Occhio alle serate successive, potrà essere interessante concludere il vostro sabato insano con un sano cinema sovietico! Nel frattempo ve lo presento io. continua a leggere..
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Tags: cinema, film
Metto anche qui le mie considerazioni dei quattro film visti al cinema il mese scorso, presenti già sul mio blog di Unito.. Read the rest of this entry »
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Tags: cinema, un film al giorno