Indieframe

dicembre 30, 2012 - Una Risposta

http://indieframe.wisi.it/it/index.html
Un (altro) servizio streaming di distribuzione di film volto in parte a compensare la carente distribuzione cinematografica italiana. Per quel che (di buono) non sempre arriva sugli schermi, tra dichiarato entertainment, cinema d’autore e spirito indie. Compensazione alla sala/home video, alternativa al download incondizionato, il VOD sa offrire opportunità sia alla voglia del pubblico che alla vita del Film. Gemello di http://www.queerframe.tv/, nato da una partnership tra Atlantide Entertainment e Sentieri Selvaggi.

Il Canto di Natale

dicembre 26, 2012 - Leave a Response

“Ma perché non piace a [n] persone??? Chiedo davvero,qual è una motivazione valida?” [da un commento su YT]

Fermo restando che probabilmente le persone non guardano solo le figure ma colgono un senso dalle storie, credo che la motivazione si trovi nel messaggio: non c’è un autentico cambiamento nella persona dell’avaro, che infatti assume determinati atteggiamenti-e qui sta forse l’ambiguità del film nel spacciarli come autentici?!- poichè è la paura di una morte miseramente solitaria a muovere la sua coscienza e non un’ idea di equità sociale. Prova pietà per un bambino perchè è disabile, scorge i piatti vuoti tanto è vero che poi alla fine porta regali inutili, emblematico di una distanza tra il benefattore e i beneficiari.
Tanto più odioso è inoltre il fatto che il film mostra gli altri personaggi accondiscendenti a tale atto, non chiedendosi cosa pensano realmente quei personaggi ma solo caratterizzandoli nella loro condizione, resa “migliore” dal gesto inaspettato. E se l’avaro agisse solo in nome del Natale, di un’idea del “tutti siamo più buoni”? Dunque se il motivo è il Natale e, visto che Natale è un solo giorno, l’avaro tornerà quello di sempre il giorno dopo. Questa storia mostra precisamente l’ipocrisia del Natale (la generosità della beneficenza come sfogo personale alle tensioni sociali). In risposta al fatto di essere per alcuni considerato “solo” un film “per bambini”, sarebbe giusto  interessante far esprimere il loro pensiero, a parte apprezzarne le figure -tecnicamente ineccepibile- magari in riferimento al portare i regali, gesto rivelatorio. Insomma, a Natale è vero che siamo tutti più buoni ma anche un po’ più falsi e ipocriti (con noi stessi, e magari per debolezze non risolte).

Connecticut, 14/12

dicembre 17, 2012 - 2 Risposte

Americans know that killing and violence are part of their culture (as well as social and economic system), a nation born from a genocide, formed on slavery and white racism till modern imperialism made up of military interventions, support for civil wars and terrorism (defined as that of the others), Guantanamo and the death penalty. The media spectacle of September 11, with the consequent raise of propagation of own values ​​(in the belief of retaining them) denounces the violent identity of a nation (in the paradox/ambiguity of having suffered that day). What happened in Connecticut few days ago is an integral part of being American, and stricter laws on weapons won’t be enough to stop these accidents. It seems that it’s their own cultural roots to seek promptly a tragedy or an accident or a call to arms: even today, it is more important for Americans to be united under a disgrace than to risk to be divided in the name of a radical change.
[I wrote it in anger but I felt lucid]
Gli americani sanno che l’uccisione e la violenza sono parte della loro cultura (oltre che del sistema sociale ed economico), una nazione nata da un genocidio, costituitasi con lo schiavismo e il razzismo dei bianchi, fino all’imperialismo moderno fatto di interventi militari, sostegno alle guerre civili e terrorismo (definito come quello di altri), Guantanamo e la pena di morte. Lo spettacolo mediatico dell’11 Settembre con conseguente rilancio della propagazione dei propri valori (nella propria convinzione di mantenerli tali) denuncia l’identità violenta di una nazione (nel paradosso/ambiguità di averla quel giorno subita). Quello che è avvenuto in Connecticut l’altro giorno è parte integrante dell’essere americano, e non basteranno leggi più restrittive sulle armi per far cessare tali disgrazie. Sembra sia proprio la loro radice culturale a chiedere puntualmente una tragedia o una disgrazia o una chiamata alle armi: ancora oggi, è più importante per gli americani essere uniti sotto una sciagura che rischiare di disunirsi in nome di un radicale cambiamento.
[scritto con rabbia ma mi sentivo lucido]

Living photography stills

dicembre 8, 2012 - Una Risposta

If we don’t, remember mehttp://iwdrm.tumblr.com/

Gustaf Mantel anima le fotografie e i frame dei film, tecnica che oscilla tra stop motion e le gif, catturando momenti particolarmente evocativi di uno “stato d’animo” fotografico.
Qui un buon esempio di analisi sulle immagini sfruttando la tecnica “ripetitiva” delle gif animate, che ben si sposano con alcune ossessioni kubrickiane.In parte, anche se con intenti diversi, il suo lavoro mi ricorda ciò che vent’anni fa Martin Arnold faceva “dietro” alcune sequenze di film portando lì in superficie la carica repressiva della rappresentazione hollywoodiana.. http://www.youtube.com/watch?v=F9JJc7TEsZI

I social per il festival. Spunti di social media management per un festival cinematografico

novembre 30, 2012 - Leave a Response

I festival (cinema, musica e altre arti) sono eventi culturali ricorrenti, di solito a cadenza annuale, a durata variabile (pochi giorni, diverse settimane). La loro presenza sui social media è diffusa ma ancora da valutare al di là del periodo in  cui strettamente ricorrono. “A cosa può servire l’attività social per un festival?”. L’attività promozionale di social management in questo caso deve saper andare oltre la presentazione in vetrina dell’evento contingente, cercando di accomunare ai caratteri di sala d’attesa (in prossimità dell’evento) uno spazio di incontro ad ampio raggio intorno all’ambito culturale in cui il festival è inscrivibile. Spunti di una promozione social per un festival del cinema dopo l’incontro al Social Media Week di Torino.

http://www.academia.edu/1979919/I_social_per_il_festival._Spunti_di_social_media_management_per_un_festival_cinematografico

Catturav

Zizek on ideology of private/public space

novembre 23, 2012 - 2 Risposte

“I always disagree with this rather primitive idea that [all that surveillance cameras and so on..] private space is disappearing. I think it’s the opposite that is really happening in our society: public space proper is disappearing, even when we are in public.. we behave as we are still in private. This is an example of ideology that really matters (..) in the sense of ideological presuppositions in everyday level, how we interact, how I fell that the others’ presence intrudes into me”.

Mixing images. An example of visual deejaying communication

novembre 21, 2012 - Leave a Response

I shot this footage in Club to Club electronic festival, Turin. Wearable/web cam+hand-held cam+monitor+screen panel, the visual dj mixes images in real time in support of music. Collision and overlaps in a shared frame space, an “hand-made” stratified image with level of abstraction..


Come il cinema comunica la sorveglianza

novembre 20, 2012 - Leave a Response

Un modo per capire in che misura definiamo i ruoli e le funzioni dei sistemi di sorveglianza nella società è quello di indagare la sua presenza crescente nell’universo dei media e dell’immaginario, da sempre terreno fertile di negoziazione di significati. Il medium CCTV investe il cinema tanto a livello tematico quanto strutturale, le due tecnologie detengono dei tratti in comune e assumono reciproche sembianze. Che cosa li caratterizzano, e che messaggi il cinema -il riferimento è qui a certo cinema rivolto al grande pubblico- comunica della retorica della sorveglianza?

http://www.academia.edu/2163454/Come_il_cinema_comunica_la_sorveglianza

Self-shooting, Self-surveillance. L’ostinato filmare nei found footage horror

novembre 19, 2012 - Una Risposta

Essere osservati/sorvegliati è nella maggior parte dei casi spiacevole, salvo quando siamo noi stessi a voler reclamare le proprie immagini di sè agli altri. Ma come si motiva la scelta di un registrare ostinato in una situazione critica, di ciò che si filma e ossessivo di se stessi mentre si filma? Il testo rilegge il così detto found footage horror nel contesto culturologico dei Surveillance studies (debitore dei saggi di Koskela e Tziallas), dove la retorica della sorveglianza assume le vesti di una necessità (illusoria) del soggetto filmante circa la propria visibilità.

http://www.academia.edu/2125824/Self-shooting_Self-surveillance._Lostinato_filmare_nei_found_footage_horror

L’arte dei titoli d’apertura

ottobre 23, 2012 - Leave a Response

Le prime immagini di un film ricoprono un ruolo importantissimo se non altro perchè sono le prime ad introdurre lo spettatore nell’esperienza filmica vera e propria. La credit sequence è oggi considerata come una forma dotata di (quasi) autonomia non solo estetica, lavoro artistico affidato ad agenzie/designer specializzati, oggetto di attenzione critica.. http://www.generique-cinema.nethttp://www.artofthetitle.com/

A Brief History of Title Design from Ian Albinson on Vimeo.