Manifesto ’08

delle buone maniere e dei buoni propositi.
(versione testuale)

Non voglio fare la morale a nessuno. Alla fine, sono un mantenuto anche io. Non ho indipendenza monetaria che è poi quella che mi da garanzie, un’autonomia minima. Non posso neanche dire di non prendere più soldi dai miei: non pago la luce, il gas, l’acqua, una tantum il gpl mai il telefono fisso. Mi pago invece il telefono cellulare e quei pochi vestiti che mi capita di comprare l’anno: mi sembra un pò poco (notare: sono cose molto più individualistiche delle bollette famigliari). Forse è perchè lavoro pochissimo, forse è perchè mi sta bene così. Mi sono adagiato, indubbiamente. Allora, che posso dire dopo quest’analisi onesta? Sto benissimo con mammà e papà, non lo nego: non ho responsabilità. Questa è stata sempre una mia carenza, in diversi ambiti ed anche in passato. Dunque, a chi dovrei fare la morale? Non so se ho voglia di uscire da questo quesito, eppure non è così difficile. Potrei collaborare un pò più in casa, ad esempio; iniziare a risparmiare acqua ed energia; limitare l’uso della macchina, che tra l’altro inquina parecchio; cercare di non sprecare troppa carta, per quando mi soffio il naso o per quando mi masturbo. Badando poi a riporla nel cestino giusto. Insomma, piccole cose -la differenziata: se i miei non fossero così attenti non so se avrei voglia di farla- che mi rendono un pò più responsabile, alleviando la pesantezza mentale che sta dietro la soluzione di questo quesito. Dunque, “le cose le so” ma la pigrizia è forte. Mi vengono in mente quei politici che fanno belle parole -bisogna cambiar sistema, dare un taglio a quello e a quell’altro etc- appellandosi ai propri doveri morali verso i cittadini ma che poi, il giorno stesso e in quelli successivi, continuano ad adagiarsi sugli allori. Perchè gli sta bene così. Ecco, sarebbe ora di scendere dall’albero e cercare di essere un pò più umile, meno aristocratico. Perchè puoi essere il più grande teorico dei buoni principi, dei propri doveri verso gli Altri, l’Ambiente, gli Animali e chi ti sta intorno, te stesso compreso: ma se ci si ferma ai concetti allora è mera speculazione teorica, divertissement del buon piccolo-borghese, qualunquismo chiamatelo come volete. È necessario sforzarsi, “impratichirsi”: beneficio per la responsabilità tanto amata in principio quanto tralasciata in concreto. È come nel nuoto o nel tennis, bisogna fare fatica per ottenere risultati o intestardirsi su un fraseggio complicato quando si suona uno strumento (ripeterlo, ripeterlo..).

In un questionario postogli da ragazzino prima, da adulto poi, alla domanda “il mio sogno di felicità” Proust risponde: “non avere il tempo di meditare”. Domanda a parte, impegnativa quanto effimera forse sciocca di certo ironica, mi sembra un’ottima risposta.

 

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