Giorno della Memoria

Sono i giorni della Memoria, questi; il discorso di Napolitano e i servizi in tv, testimonianze alla radio di chi ha vissuto direttamente l’Olocausto; poi in questi giorni ho visto e rivisto due documentari significativi, che in questa occasione vi presento. Entrambi partono da un idea, non facile da realizzare e che si rivela sorprendente.

La strada di Levi quando il 25 gennaio 1945 anche il campo di Auschwitz fu liberato dai russi, tra i superstiti c’era anche il chimico torinese Primo Levi; da quel momento iniziò un lunghissimo viaggio di ritorno a casa, per dieci mesi e attraversando dieci frontiere, prima di giungere a Torino. Nel gennaio 2005 il regista Davide Ferrario insieme alla sua trupe e allo scrittore Marco Belpoliti decisero di intraprendere quello stesso viaggio compiuto da Levi sessant’anni prima, alla scoperta di tutti quei paesi in passato appartenenti al blocco sovietico..

Vi sorprenderete se vi dico che questo non è un film sulla memoria, o per lo meno lo è parzialmente: partendo dalla memoria il viaggio scopre il presente e l’oggi; è uno sguardo sorprendente sulle società, sui luoghi e sulla gente, passando attraverso una varietà di situazioni vissute: un viaggio porta sempre con sè delle scoperte. Un’ora e mezza di sentito e scorrevolissimo road movie, ben narrato, dalle belle immagini e con una colonna sonora strepitosa.

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S 21 – la macchina di morte dei khmer rossi questo film è dedicato “alla memoria”: un vero e proprio documento storico di un fatto taciuto al tempo e ai più sconosciuto anche oggi, ancora in parte non risolto. In Cambogia, nell’aprile del 1975 i khmer rossi, guidati da Pol Pot, presero la capitale Phnom Pehn e vi instaurarono una dittatura feroce che in pochi anni colpì almeno 2 milioni di cittadini tra detenzione, lavori forzati ed esecuzioni. La prigione\campo di detenzione S-21 ne è stata un simbolo. Oggi è museo del Genocidio.

Perchè dico che questo doc è un documento storico? L’idea del film è questa: creare una situazione, nel luogo vissuto dove il passato riaffiora, registrarlo come memoria collettiva per le generazioni di oggi. A più di venticinque anni dalla fine di quei fatti, il regista cambogiano Rithy Pahn fa incontrare, negli stessi luoghi del campo di detenzione, le vittime ed i carnefici di quegli anni. Ognuno ricorda, secondo il proprio “ruolo” al tempo, alcune situazioni, le violenze subite, la routine degli ordini quotidiani. “Il fulcro del film è rappresentato dalla differenza tra i sentimenti dei diversi sopravvissuti, che cercano di capire cosa sia successo a Tuol Sleng affinché le nuove generazioni non dimentichino, e gli ex-aguzzini, che devono convivere con l’orrore del genocidio che hanno contribuito a porre in atto” (vd. voce wikipedia Tuol Sleng Genocide Museum). Un’ idea difficile e dagli sviluppi sorprendenti, un documento lucidissimo e necessario, da vedere assolutamente.

tuolsleng2c.jpg

Chiaramente chiunque voglia chiedermeli in prestito sarò ben felice di accontentarvi.

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