la vocazione ritrovata?

Com’è che i giornalisti rinascono con i pesci piccoli?

Questa la mia considerazione dopo aver visto, tra le altre, la tribuna politica con Flavia d’Angeli di Sinistra Critica. La candidata premier forse in assoluto più giovane della storia della nostra Repubblica mi pare si sia difesa benissimo alle domande dei giornalisti. Giornalisti e giornaliste che in quest’ occasione, in opposto ad altre situazioni (tribune Veltroni e Berlusconi) sembravano aver ritrovato lo “spirito giusto”, il physique du role: non solo porre domande e stare in silenzio a sentire le risposte, ma interrompere ed interloquire dialetticamente, insomma tutte quelle caratteristiche di una sfera discorsiva che rendono interessante e stimolante una conversazione politica, specie per il pubblico che segue da casa. Difatti la trasmissione, diversamente dai monologhi dei grandi politici, è stata migliore di tante altre (nei termini di informazione politica, che troppo spesso manca). Mi chiedo come mai questo non sia avvenuto con la conferenza politica dei due candidati premier principali, ad esempio in quella di Berlusconi, che ha potuto parlare per oltre 15 minuti senza mai essere interrotto, con i giornalisti a testa bassa “indaffarati” a non so far che con i loro appunti, mentre la moderatrice (quale moderatrice?) sfoggiava ampi sorrisi (cosa cazzo c’entrano i sorrisi?!) limitandosi a presentare i giornalisti in studio senza mail osare interrompere. Questo è un aspetto che mi da molto fastidio, sinceramente: con i grandi la sudditanza (non poter fare), con i piccoli invece ricompare come per miracolo un grado di libertà maggiore. Accanto a questo poter fare però, che è positivo, che accompagna finalmente dibattiti seri, utili e stimolanti, c’è poi l’aggiunta di un dover fare, che è un cercare -anche qui tutta a riserbo dei piccoli- di mettere in crisi il candidato, quasi smascherarlo, con domande che spesso rasentano il ridicolo: Lei si considera trozkista? Qual’ è il suo Stato ideale: è vero che eliminereste la proprietà privata? O ancora il disarmante “parliamo di Lenin..”. Insomma, quasi a volersi riprendere la propria mediocrità di mestiere. Che peccato. La d’Angeli comunque non si è lasciata banalizzare da queste “domande”: per fortuna anche il moderatore ha avuto il coraggio di dire che queste cose non c’entrano poi molto con le elezioni politiche del 2008 e con l’informazione dei programmi agli elettori. E menomale! Detto questo, le domande più serie presenti sono state utili per capire questo cambiamento improvviso del fare gionalismo. E pensare che a Berlusconi, con tutto quello che potevano, i direttori dei nostri tg pubblici gli hanno chiesto cosa pensa della questione tibetana...

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