Vo(l)ti nuovi

Per chi come me non si fa sfuggire quei dieci minuti pre-serali ancora indefinibili ed unici nel nostro palinsesto televisivo che portano il nome di “Blob”, starà seguendo con affezione anche la nuova rubrica in chiusura che già da un paio di settimane -e che si protrarrà fino al giorno fatidico- si propone di presentare i nuovi aspiranti elettori. Una delle parole chiave di questa tornata politica si riassume nella volontà di inserire i volti nuovi nei partiti, forse un possibile antidono alla disaffezione crescente. Intorno a questo concetto (poichè non sappiamo ancora quanto sia stato messo in pratica fino in fondo) Blob pone due o tre domande generiche agli studenti di alcuni licei italiani, alle prese con la loro prima scelta politica: volti nuovi anch’essi ma anche voti nuovi. Scelta politica che non guarda ovviamente alla preferenza specifica del singolo -difatto omessa e straordinariamente mai deducibile- ma che si riferisce ad un possibile percorso di motivazioni varie e condivisibili, volte alla scelta -ben più importante- di andarci a votare o meno, quindi di responsabilità, “etica” del voto. E’ bene chiarire che tutto ciò viene fuori dalle parole degli studenti: come al solito, quando ci regala questi piccoli contributi sociali e culturali l’occhio di Blob fa parlare da sè le immagini/parole, non interrompe mai il discorso, qui vagamente indirizzato (proposto) ma mai manipolato (diversamente dal Blob che conosciamo quotidianamente e che adoriamo). Facendo ciò Blob (ma forse sarebbe meglio dire gli studenti stessi), con questo mosaico di voci riesce a mostrarci una “coscienza di classe” deducibile dalla voglia di esserci, di “dire la propria”, razionale e franca nell’esprimere giudizi e pareri: l’immagine di una giovinezza che si sforza di essere responsabile e consapevole e che, francamente, non ti aspetti (dalla televisione). La cosa stupenda che si evince da questi discorsi davanti alla telecamerina è che questi sguardi critici già un pò disillussi ma non (ancora) schierati spazzano via con un sol colpo i clichè da tifo che è la malattia peggiore della politica oggi: l’esser costretto a schierarsi a tutti i costi, da una parte; la riduzione di un ragionamento politico nei termini di un “chi vincerà?”, dall’altra. Già solo per questo risulta essere uno straordinario esempio di dibattito politico super partes, e volendo un contributo (involontario?) mai come oggi così necessario di responsabilità civile e politica, di tutti.

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