With Gilbert & George

Dopo la presentazione alla Berlinale e al London Gay festival, non mi sono lasciato sfuggire oggi al nostro GLBT questo buon documentario sui grandissimi Gilbert & George, dei quali ho apprezzato recentemente le loro opere nella Grande Mostra. 2007, anno speciale per i due artisti londinesi: al 40esimo anno di attività la più grande mostra in termini numerici che dopo il Tate di Londra è giunta qualche mese fa proprio al nostro Castello di Rivoli, dopo il riconoscimento definitivo alla Biennale. Anche per quest’occasione, il filmaker amico di una vita Julian Cole ha riunito quasi 20 anni di immagini d’archivio dei due ragazzoni, dal loro primo incontro nel ’67 appena ventiquattrenni alla St Martin’s School of Art di Londra che li renderà inseparabili, alle loro esposizioni recentissime in giro per il mondo. Avendo seguito appassionatamente la loro mostra ma, rimanendo attonito davanti alle loro composizioni -cosa che capita spesso quando si assiste all’arte contemporanea in generale- mi aspettavo che questo film mi facesse chiarezza non tanto sui temi, molto comprensibili ad occhio nudo, quanto sullo “scopo”, per così dire. Il film in realtà prende una strada parallela ma lontanissima dal didatticismo che credevo e, come ogni buon documentario biopic, più che essere un film su, lo è con Gilbert&George, appunto. Un film che qualche volta, a sorpresa, diventa anche di Gilbert&George: penso alle parti più divertenti che ci mostrano parti di vita privata dei due personaggi, veri e propri interpreti del life as Art, nonchè alle scenette sempre in bilico tra il compiacimento e la naturalezza. Attraverso le immagini di archivio e le interviste a tu per tu con la macchina da presa, i due artisti si presentano e specularmente ribadiscono le parole chiave della loro arte: non si può non rimanere affascinati da concetti come “Art for all” e “sculture viventi”, veder per credere. Al di là delle spiegazioni, difatto assenti e comunque fuorvianti, poichè mediate di un’arte che fa dell’ immediatezza il suo cuore, il racconto decolla durante gli storici momenti delle mostre allestite in Russia appena post-URRS ed in Cina, agli inizi degli anni ’90. Quest’ultima forse l’esperienza più gratificante per gli artisti e la conferma chiarissima del loro intendere l’Arte come davvero per tutti, nei termini di comprensione, convivenza e tolleranza al di là di ogni confine geografico, culturale o ideologico che sia. Chiudendo proprio con le parole degli stessi che ribadiscono il loro discorso -ciò che si vuole impresso di questo film- squisitamente politico sotteso a tutte le loro opere. Se siete incuriositi, vi lascio come link la loro voce in wikipedia per chi non li conoscesse e la monografia a loro dedicata a chi già.

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