La prova olimpica

Alla fine, la Cina non ce l’ha fatta a superare in numero di medaglie gli Stati Uniti (100 a 108), ma in compenso l’ha bissato in quanto a ori (51 a 36). I resoconti numerici dell’ evento sportivo più seguito (è difficile avere cifre alla mano, centinaia di milioni di spettatori..) possono dare qualche resoconto politico in senso simbolico dell’evento più importante di questi quattro anni. I numeri fanno classifica, sono statistiche appunto, “non discutono”, e proprio per questo ci si può permettere un divertissement senza forzare sentenze o riflessioni geo-politiche che magari rapportate alle questioni “reali” possono rivelarsi bugiarde o (già) fuorvianti. I numeri non sono capaci di un ragionamento ma, lungi dall’essere il riflesso della realtà, esprimono un progetto che della realtà vorrebbe forse essere proprio un rispecchio. La Cina si è preparata in questi otto anni (da quando Pechino si è aggiudicata questa edizione olimpica) per emergere come massima potenza dai Giochi, e l’ha fatto già in partenza facendo dei numeri un simbolo forte. Sappiamo infatti quanto l’8 sia magico per la Cina (questa edizione 2008, partita l’8-8 alle ore 8.08..). Così, tutti i telecronisti sportivi si sono domandati “riuscirà la Cina a superare gli Stati Uniti?”. Certo, tutte le nazioni ospitanti ci tengono a fare bella figura, ma per la Cina, paese in pieno exploit economico con oltre un miliardo di abitanti, abbiamo attribuito all’evento (almeno noi “occidentali”) qualcosa in più. Ormai non c’è un solo notiziario televisivo che non metta in scaletta una notizia sulla Cina, ed alcune volte – francamente insopportabile- senza lasciare nulla al caso (la questione tibetana è venuta fuori solo a ridosso dei Giochi). Non c’è bisogno che vi dica che la questione del Tibet, irrisolta non so da quanti secoli, scemerà piano piano dalle nostre aperture dei tg (già non se ne parla più). Insomma di questa Cina se ne parla “di tutto, di più”, senza capirne il senso (critiche in generis? Da un Occidente che se ne può permettere davvero poche..). Anche Bush è diventato da poco un difensore dei diritti umani (lo so, è pazzesco): questa Cina fa un effetto strano su molti.

Ma torniamo ai numeri: 51 ori su 100 medaglie vuol dire 50%+1, una prova di forza schiacciante. Se guardiamo le altre della top ten (tra cui l’Italia), i tre metalli si mantengono in equilibrio (noi alla fine, un soddisfacente  8-10-10). Praticamente, non c’è disciplina dove non abbiamo sentito l’inno cinese (non sembra un’esagerazione!). Il nuovo paese nascente emerso dopo la dissoluzione di un blocco e la fine della guerra fredda, la realtà più attuale del moderno capitalismo e della globalizzazione, ha vinto pienamente la sua prova simbolica, quella che “noi” abbiamo attribuito a questa edizione dei Giochi ma che forse per loro è semplicemente il coronamento di un anno magico. Quanto al resto, fra altri otto anni..

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