Sono Dottore (e cerco infermiere)

Sono finalmente Dottore 1° livello di Scienze della Comunicazione. Ho presentato una tesina dal titolo

Camera(man) Look – l’occhio del medium nel cinema contemporaneo, tra soggettiva ed interpellazione.

Ve la presento. Il mio lavoro è un’analisi testuale che, partendo da qualche ispirazione sul campo, in particolare dai film [REC], The Blair Witch Project e Cloverfield, ha voluto evidenziare una struttura comune composta da tre elementi: il cameraman come protagonista, medium tra chi il film lo fa e chi il film lo riceve, che da vita ad una modalità di film nel film che si vuole in qualche modo dissimulare; l’uso totale in soggettiva che si prefigge l’identificazione e l’immedesimazione dello spettatore; i tipi di atteggiamenti comunicativi capaci di chiamarlo in causa (le interpellazioni, camera look/sguardo in macchina). Ho diviso il mio lavoro in una parte teorica, dove riprendo concetti già ampiamente discussi ed in parte superati, che mi seono più che altro serviti che studio, quali il punto di vista, la focalizzazione e l’ocularizzazione (di scuola francese), accennando ad un caso sperimentale del passato: Lady in the lake, film del ’47. Nella seconda parte, quella di “analisi sul campo”, ho proposto un elenco (non certo esaustivo) di film utili a ricercare questa struttura, la quale mi ha ispirato qualche spunto: ho riflettuto sul coinvolgimento tra verosimiglianza ed immedesimazione, relativo ad un tipo di messa in scena “realistica” che imita le possibilità amatoriali dello spettatore, che non di rado è anche filmaker o praticante amatore, sia per quanto riguarda l’uso delle apparecchiature (le handycam), sia nel linguaggio: l’immagine sporca, instabile e discontinua; un uso del montaggio che in alcuni casi si da come asciutto e amatoriale (pensate agli effetti preimpostati dei software per video), oppure viene presentato come raw footage cioè materiale grezzo pre-montato (relativo a tutte quelle pellicole che parlano di un nastro ritrovato e lasciato così com’è). In un caso invece viene completamente escluso come nel magnifico piano sequenza di Arca Russa. Il secondo spunto è relativo all’ importanza conferita al sapere spettatoriale: guardando un film come [REC], che per sua struttura (reportage tv) tiene conto fin da subito dello spettatore, mi sono interrogato sui motivi per cui, anche nei momenti più tragici e dove si rischia la vita, il cameraman e la reporter continuassero a stare lì a filmare invece di pensare alla propria salvezza. Ho accennato alla teoria della modalità semiotica (volere/potere–>dovere) muovendomi tra informazione ed intrattenimento (“infotainment”, peculiare della Neotv) perchè è tra i due che alla fin fine il film si muove. Un punto che forse avrebbe meritato maggior studio da parte mia, ispirato dal bel saggio di Canova “l’alieno e il pipistrello”, è il passaggio dal primato dello sguardo antropomorfo (come detto, dallo sguardo del cameraman) alla plurisensiorialità, punto che avrebbe potuto aprire una discussione più fresca sull’ identificazione. E magari mettere in luce la differenza sostanziale tra [REC] o Cloverfield, dove primeggia la vista, e TheBWP, che esaspera lo sguardo impossibilitato a vedere, stimolando un punto di vista multisensoriale. Ho voluto poi tirare in ballo la teoria dei media parlando di evento/rito mediale. Mi sono basato su alcune riflessione intorno a Cloverfield, dove un evento mediale deviato si genera da uno organizzato e precendente. Infine, in sintonia con la serializzazione cinematografica, ho parlato della possibile costituzione di un modello super-partes, dotato di alcune formule stabilizzate, e sostanzialmente identificabile con il mockumentary, in grado di offrire una variegata scelta di sotto-generi. La selezione di film che ho scelto, diversi tra loro nelle tematiche (tra cui Idioti, il Cameraman e l’assassino, Redacted etc) vuole illustrare questo punto. L’ultima parte del mio lavoro ruota intorno alle forme di interpellazione, nello specifico ho indagato tutti i rapporti comunicativi tra cameraman, spettatore e gli altri personaggi. In particolare, il passaggio cruciale dove il cameraman decide di mostrarsi con la la sua stessa camera, mettendosi in campo, facendosi normale personaggio e cedendo il ruolo di enunciatore allo spettatore immaginario. Questo scambio di ruoli, sigillato dal video-testamento del cameraman, sancisce la fine sue autoriale o almeno la sua condivisione. Ora lo spettatore è autorizzato a far proprie quelle immagini, alla fin fine ad esserne l’autore ultimo.

In conclusione, se dovessi criticare il mio lavoro, dico che: mi sono perso troppo nella teoria, concetti come detto già ampiamente assodati, tra l’altro senza nemmeno esser riuscito ad agganciarli alla mia indagine pratica sui testi filmici e questo è un grave difetto; la parte mia inoltre, credo comunque di interesse, andava ampliata ed approfondita, a partire dagli spunti sui quali mi sono mosso troppo frettolosamente.

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