I libri sporcati

(9 Dicembre)

Avete presente quando, durante i giorni di festa, vi mettete a riordinare la cameretta o il salone? Talvolta vi sentite riformatori, e allora rispolverate e rimettete tutte le vostre cose al loro posto, magari con piccole variazioni; altre volte fate i rivoluzionari, e magari togliete tutto, cambiate radicalmente le disposizioni o gli oggetti vari sentendovi spiccatamente “artisti contemporanei”. Comunque, proprio durante l’ ultima grande o piccola pulizia, ordinando i miei libri e manuali di studio e diletto non ho potuto fare a meno di notare una sostanziale indifferenza tra quelli già letti e riletti e quelli che attendono da ormai troppo tempo. E allora mi sono posto il problema se un libro mentre lo si legge o lo si studia debba essere sporcato, cioè se il valore di un libro per ognuno si debba vedere in primis dalla sua usura. Ripensando al mio rapporto con il libro (ma anche del fumetto) ho sempre avuto l’accortezza da pulizia (“mettersi i guanti o lavarsi le mani”, ma anche aprirlo con un angolazione tale da non permettere alla piega della rilegatura di formarsi) quando invece con il libro bisognerebbe sporcarsi le mani, odorare di carta, “sporcarlo” con sottolineature, post-it(1) etc. insomma, come si fa(ceva) a scuola. Badando a quell’accortezza per dire un pò fanatica, relegavo già il libro nelle sua volgare immagine decorativa sugli scaffali. Invece, è evidente che il valore di un libro è per me proporzionato all’ acquisizione di ciò che mi vuole informare, far conoscere, anche semplicemente quando è svago. Questa acquisizione verrebbe ricordata poi anche successiamente la sua fruizione, quando il libro invecchia tra gli scaffali, tramite la sua immagine usurata (e tra l’altro queste marche favorirebbero la sua rilettura!). Ad oggi, se un estraneo entrasse in camera mia, non potrebbe capire quali libri hanno realmente influenzato la mia vita.

(1) come  i libri pieni di segnalini, post-it colorati e sottolineature che presenta Augias nel suo programma su RaiTre.

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