Connecticut, 14/12
dicembre 17, 2012

Americans know that killing and violence are part of their culture (as well as social and economic system), a nation born from a genocide, formed on slavery and white racism till modern imperialism made up of military interventions, support for civil wars and terrorism (defined as that of the others), Guantanamo and the death penalty. The media spectacle of September 11, with the consequent raise of propagation of own values ​​(in the belief of retaining them) denounces the violent identity of a nation (in the paradox/ambiguity of having suffered that day). What happened in Connecticut few days ago is an integral part of being American, and stricter laws on weapons won’t be enough to stop these accidents. It seems that it’s their own cultural roots to seek promptly a tragedy or an accident or a call to arms: even today, it is more important for Americans to be united under a disgrace than to risk to be divided in the name of a radical change.
[I wrote it in anger but I felt lucid]
Gli americani sanno che l’uccisione e la violenza sono parte della loro cultura (oltre che del sistema sociale ed economico), una nazione nata da un genocidio, costituitasi con lo schiavismo e il razzismo dei bianchi, fino all’imperialismo moderno fatto di interventi militari, sostegno alle guerre civili e terrorismo (definito come quello di altri), Guantanamo e la pena di morte. Lo spettacolo mediatico dell’11 Settembre con conseguente rilancio della propagazione dei propri valori (nella propria convinzione di mantenerli tali) denuncia l’identità violenta di una nazione (nel paradosso/ambiguità di averla quel giorno subita). Quello che è avvenuto in Connecticut l’altro giorno è parte integrante dell’essere americano, e non basteranno leggi più restrittive sulle armi per far cessare tali disgrazie. Sembra sia proprio la loro radice culturale a chiedere puntualmente una tragedia o una disgrazia o una chiamata alle armi: ancora oggi, è più importante per gli americani essere uniti sotto una sciagura che rischiare di disunirsi in nome di un radicale cambiamento.
[scritto con rabbia ma mi sentivo lucido]

Ogni volta che penso all’ 11 Settembre..
settembre 15, 2011

mi vengono in mente le decine e decine di 11 Settembre che gli Stati Uniti d’America hanno lasciato indelebilmente sul resto del mondo. Mia madre mi ha raccontato di aver visto su Rainews un servizio sull’ Orange agent, di cui ricordo di aver visto un documentario svedese qualche anno fa.  Ogni volta che sento la retorica della celebrazione io penso ai morti civili che l’imperialismo e l’ideologia americana hanno fatto, e mi fanno rabbia i morti dell’una poichè nessuna parola è riservata a quelli degli altri.
E’ in edicola in questi giorni un fumetto di Howard Zinn basato sulla sua celebre “Storia popolare degli Stati Uniti”. Credo che siamo in dovere di leggerlo per capire con occhio critico di oggi certe scelte nel contesto geo-politico attuale, mi riferisco ad esempio a certe decisioni di “aiutare” alcuni popoli dimenticandone altri, o di strumentalizzare un momento dammatico quale l’11 Settembre. Credo dunque che non si possa non essere anti-americani, a patto che ci si sforzi di comprendere in che senso si possa intendere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Agente_Arancio
http://www.cinemambiente.it/film_ambiente/1344_.html
http://www.nanopress.it/cultura/video/storia-popolare-dell-impero-americano-alla-cox-18-di-milano_V2959671.html