Il Canto di Natale
dicembre 26, 2012

“Ma perché non piace a [n] persone??? Chiedo davvero,qual è una motivazione valida?” [da un commento su YT]

Fermo restando che probabilmente le persone non guardano solo le figure ma colgono un senso dalle storie, credo che la motivazione si trovi nel messaggio: non c’è un autentico cambiamento nella persona dell’avaro, che infatti assume determinati atteggiamenti-e qui sta forse l’ambiguità del film nel spacciarli come autentici?!- poichè è la paura di una morte miseramente solitaria a muovere la sua coscienza e non un’ idea di equità sociale. Prova pietà per un bambino perchè è disabile, scorge i piatti vuoti tanto è vero che poi alla fine porta regali inutili, emblematico di una distanza tra il benefattore e i beneficiari.
Tanto più odioso è inoltre il fatto che il film mostra gli altri personaggi accondiscendenti a tale atto, non chiedendosi cosa pensano realmente quei personaggi ma solo caratterizzandoli nella loro condizione, resa “migliore” dal gesto inaspettato. E se l’avaro agisse solo in nome del Natale, di un’idea del “tutti siamo più buoni”? Dunque se il motivo è il Natale e, visto che Natale è un solo giorno, l’avaro tornerà quello di sempre il giorno dopo. Questa storia mostra precisamente l’ipocrisia del Natale (la generosità della beneficenza come sfogo personale alle tensioni sociali). In risposta al fatto di essere per alcuni considerato “solo” un film “per bambini”, sarebbe giusto  interessante far esprimere il loro pensiero, a parte apprezzarne le figure -tecnicamente ineccepibile- magari in riferimento al portare i regali, gesto rivelatorio. Insomma, a Natale è vero che siamo tutti più buoni ma anche un po’ più falsi e ipocriti (con noi stessi, e magari per debolezze non risolte).

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